Condividi l'articolo SERVE ANCORA IL GOVERNO MONTI?: Borsa a picco, Spreed di nuovo verso quota 500. I mercati sembrano non gradire la Manovra tutta Lacrime e Sangue ...
CONFCONTRIBUENTI PIEMONTE
& UNIONE PER LE LIBERTA'
"I governi diventano liberali quando vi sono costretti dai cittadini " (Ludwig von Mises)
"Uguali nelle opportunità, diversi nelle aspirazioni, liberi nelle scelte".
Borsa a picco, Spreed di nuovo verso quota 500. I mercati sembrano non gradire la Manovra tutta Lacrime e Sangue del Governo Monti a danno dei soliti noti, tartassati. Evidente che la crisi nn era solo colpa di Berlusconi. E' lo Stato che deve abbandonare il suo ruolo di rapace, dissipatore di ricchezze altrui. E che la CASTA deve essere smantellata, anzi le Caste devono essere smantellate. Basta coni privilegi, basta con gli intoccabili, basta con gli sprechi. Solo con una vera, autentica indifferibile, RIVOLUZIONE LIBERALE, l'Italia potrà ripartire. E perchè ciò sia, dipende anche da Te, da noi, dal Tuo impegno, dal Nostro impegno. Non più commentatori della realtà che ci circonda, torniamo ad essere PROTAGONISTI. Facciamo squadra, riprendiamoci la Nostra Libertà.
......................Da: Il Legno Storto.......................
Di: Vito FOSCHI
La domanda che ci poniamo è se si possa giudicare l’operato di un governo a dieci giorni dall’insediamento. In una situazione normale saremmo costretti a dire di no, ma per il governo Monti si possono trarre già alcune conclusioni per il semplice motivo che nasce per fronteggiare un’emergenza e come è noto, in simili casi, la rapidità è necessaria.
A una decina di giorni dalla fiducia ottenuta alla camera, sull’onda di una fantomatica emergenza non si è ancora visto nessuno decreto, se si esclude quello su Roma-capitale, dell’ineffabile preside-presidente Monti. Ci si chiede se l’emergenza è magicamente scomparsa o se era stata creata ad arte dai mass media per costringere alle dimissioni l’indebolito governo Berlusconi. Non nascondiamo che nonostante non sia stata violata nessuna legge questo cambio di governo è stato certamente una forzatura. Si è di fatto passati ad una repubblica di tipo fortemente presidenziale, quando la tanto osannata costituzione dice il contrario. Se l’urgenza della situazione ha richiesto una forzatura delle regole, ci si aspetterebbe che il nuovo governo si comportasse di conseguenza, agendo in fretta e senza frapporre tempo alle decisioni necessarie. In tutta onestà trovo quantomeno surreali le dichiarazioni, per esempio, del Ministro Fornero quando afferma che la riforma delle pensioni del governo Berlusconi è buona, ma va solo accelerata. Non che abbia torto, ma si è urlato che il paese era allo sfascio, si è cambiato un governo in modo rocambolesco, per sentirsi dire che in fondo tutto andava bene?
Da quando si è insediato il preside-presidente lo spread non è sceso e la borsa ha continuato a perdere, e ancora non si è vista l’ombra di un provvedimento. Anche sui quotidiani l’emergenza spread sembra scomparsa e il governo invece di essere impegnato a trovare una soluzione per il debito pubblico si diletta di sottosegretari. L’assurdità della situazione è aggravata dall’evidenza dei provvedimenti da prendere. Il governo Monti o qualsiasi altro non hanno molto da pensare o da studiare: le cose da fare sono ben note da tempo. Si può partire dalla lettera della BCE, per passare alle tante proposte elaborate da più parti, per esempio quelle del Tea Party Italia, o alle tante idee discusse su questo giornale. Insomma, tutto si può dire, tranne che le cose da fare non si conoscono. Cito ancora Piero Ostellino che durante la presentazione del libro In lode del profitto che raccoglie scritti di Luigi Einaudi, riproponeva l’idea di creare una società in cui conferire un po’ di beni pubblici, dalle società quotate a immobili vari e tramite questa rifinanziare i circa 200 miliardi di debito pubblico in scadenza l’anno prossimo. Visto che lo spread fra Bund e BTP è un indice della fiducia nella capacità dello Stato Italiano di ripagare i debiti, si presume che sia più facile per una società che possieda beni reali riuscire a collocare titoli di debito. Anche questa idea circola da un po’ a testimoniare che le ricette per affrontare ci sono senza sforzarsi molto. Non si capisce cosa aspetta il preside-presidente a fare qualcosa.
A rendere ancor più grave l’inerzia dell’attuale governo di emergenza è l’esistenza di un lavoro già fatto sottoforma di proposte e bozze di leggi, studi e quant’altro. Penso alla riduzione dei costi della politica. Quante proposte di legge esistono per abolire le province? Per la riduzione dei parlamentari sarebbe sufficiente ripescare l’articolato della proposta di riforma costituzionale del vecchio governo Berlusconi bocciato al referendum. Altro esempio è la vendita degli immobili pubblici. Da tempo si sta studiando la cosa e si è preceduto al censimento e si incomincia a pensare ai vari provvedimenti necessari al fine di procedere. Insomma gran parte del lavoro è già fatto, quindi perché traccheggiare?
Credo sia capitato a tutti di dover finire un lavoro entro una certa data ed essere costretti a lavorare di sabato ed alcuni anche la domenica e da un governo messo lì per affrontare una emergenza ci si aspetterebbe un comportamento conseguente. Dopo aver ottenuto la fiducia alla camera, ci si sarebbe aspettato che il presidente Monti avesse precettato i funzionari dei ministeri economici per metterli a lavorare su un paio di decreti da presentare il lunedì mattina all’apertura dei mercati finanziari. Le cose non sono così semplici? Era sufficiente scopiazzare fra le varie proposte e bozze di legge per ragguagliare una paio di decreti in 48 ore. Qualcuno potrà obiettare che non è così semplice perché poi i decreti devono essere convertiti in legge e sono i partiti che decidono. Questo ragionamento rivela l’inganno del governo tecnico che tale non è. In realtà questo obiezione è solo in parte fondata. Senza essere esperti di strategia è piuttosto evidente che legiferare sotto la spinta di una emergenza vera o artificiosa che sia, dà il grosso vantaggio di poter agire in fretta e senza necessità di un ampio consenso. Più passa il tempo più questo effetto si riduce e i provvedimenti indigesti diventa sempre più difficile approvarli. Oltre a ciò, alcuni provvedimenti erano in qualche modo neutri come per esempio la costituzione di una società in cui conferire un po’ di beni pubblici, operazione che poteva essere accelerata utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti. Immaginate l’effetto sul mercato di un decreto che conferiva partecipazioni e immobili alla società con contestuale conferimento di un po’ di debito pubblico. Certo il conferimento degli immobili sarebbe avvenuto in più tranche, ma almeno si dimostrava la volontà di fare qualcosa. Adesso lo spread non scende e dall’altro canto perché dovrebbe; la situazione è cambiata rispetto a due settimane fa? Poi c’erano quei provvedimenti, quali i tagli alla politica che avrebbero trovato l’opposizione dei partiti, ma un ampio consenso nei cittadini. Quale partito perderebbe la faccia negando la conversione in legge di un decreto che tagliava i parlamentari o le province?
Oltre a questi dati, bisogna ricordare che questo esecutivo nasce come governo del presidente, nel senso di Napolitano, che in qualche modo ha esautorato il parlamento. Il governo Monti nasce nella migliore condizione possibile con un parlamento debole, l’appoggio del presidente della Repubblica, dell’opinione pubblica e soprattutto sull’onda di un’emergenza. In breve, poteva avere le condizioni migliori per forzare la mano e prendere quei provvedimenti necessari, ma non graditi ai partiti. Più il tempo passa, più le condizioni favorevoli sfumano. L’onda emotiva dell’emergenza svanisce in fretta, anche perché i mass media appoggiando l’attuale governo pensano di fargli un favore negando l’evidenza dei fatti ed i partiti con il tempo guadagnato si riorganizzano e tentano di rioccupare i loro spazi. Se adesso Napolitano è riuscito a creare un governo dal nulla non è detto che possa farlo di nuovo. Passato il momento magico per il governo Monti sarà sempre più difficile agire con incisività. Paventiamo il rischio di un altro governo di galleggiamento.